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Rimozione e riammissione del genitore nell’amministrazione dei beni del figlio minore

Indice

L’amministrazione dei beni del minore e l’art. 334 c.c.

Presupposto per l’adozione dei provvedimenti di cui all’art. 334 c.c. è l’oggettiva mala gestio del patrimonio del minore, a prescindere dalla colpevolezza dei genitori, e che può essere dovuta a un comportamento tanto attivo, quanto omissivo. Il Tribunale può limitarsi a dettare le condizioni cui i genitori devono attenersi nell’amministrazione (es. presentazione di un rendiconto periodico, nomina di un consulente, estensione degli atti richiedenti la preventiva autorizzazione del Giudice Tutelare), vincolando, quindi, la loro discrezionalità, ma non privandoli dell’amministrazione e della rappresentanza, ovvero può rimuovere uno di essi o entrambi dall’amministrazione. La rimozione comporta, comunque, la perdita della rappresentanza del minore solamente per gli aspetti patrimoniali, conservando, invece, i genitori tutti i poteri concernenti la sfera personale (cura, educazione, istruzione, assistenza morale del figlio). Controversa è la possibilità di disporre la privazione dell’usufrutto legale come misura aggiuntiva alla rimozione, ovvero anche in via autonoma e alternativa.

In dottrina si è rilevato che l’art. 334 c.c. è speculare agli artt. 330 e 333 c.c.; la differenza consiste nel fatto che il primo concerne il profilo esterno della responsabilità genitoriale, i secondi quello interno e, quindi, mentre l’uno tutela gli interessi patrimoniali del figlio, gli altri quelli morali.

Riammissione nell’esercizio dell’amministrazione

La riammissione comporta il riacquisto dei poteri di rappresentanza ed amministrazione del patrimonio del minore con effetto ex nunc. Se non sussistono le condizioni per addivenire alla riammissione, il Tribunale può revocare la rimozione, ma dettare le condizioni cui i genitori dovranno attenersi nella gestione.

La tecnica è analoga a quella usata all’art. 332 c.c. per la reintegrazione nella responsabilità genitoriale, con la differenza che l’art. 335 c.c. richiede unicamente che siano cessate le cause che hanno portato alla rimozione e non anche che il minore non riceverà alcun pregiudizio; tuttavia, considerando l’analoga ratio delle due disposizioni, si deve ritenere che l’assenza di pregiudizio sia un implicito requisito anche per la riammissione nell’esercizio dell’amministrazione.

La procedura in Tribunale

I provvedimenti di cui agli artt. 330, 332, 334 e 335 c.c. vengono adottati nell’ambito dei procedimenti di volontaria giurisdizione che seguono il rito camerale e, benché sempre modificabili per fatti sopravvenuti o sulla base di una nuova valutazione delle circostanze, hanno attitudine al giudicato rebus sic stantibus, con la conseguenza che il decreto della corte d’appello che, in sede di reclamo, conferma, revoca o modifica il provvedimento del giudice minorile, è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111, c. 7, Cost. Il giudice può limitarsi a dare delle indicazioni di massima ai genitori, ma anche fornire istruzioni così dettagliate da limitare la loro autonomia.