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Ricorso per la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli

Indice

Norme e presupposti per la revisione dell’affidamento

L’art. 337-quinquies riconosce ai genitori la facoltà di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’esercizio della responsabilità genitoriale su di essi e la misura e la modalità del contributo da corrispondere per il loro mantenimento. Secondo l’interpretazione maggiormente accreditata l’elencazione normativa delle disposizioni che possono essere sottoposte a revisione non deve essere intesa in modo tassativo. Ai fini della revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’art. 337-quinquies non richiede espressamente la sussistenza di giustificati motivi sopravvenuti. Si segnala, tuttavia, che la giurisprudenza antecedente alla riforma sulla filiazione si era attestata nel senso della necessaria allegazione di nuovi fatti anche per la modifica delle condizioni riguardanti i figli.

Le ragioni che giustificano la revisione delle disposizioni e le interpretazioni della giurisprudenza

Il precetto contenuto nell’art. 155-ter c.c. e il procedimento previsto dall’art. 710 c.p.c. sono fondati sulla necessità di adeguare nel tempo, sulla base di una più attuale e concreta valutazione dell’interesse della prole, i provvedimenti già adottati (nella specie, relativa ad un controversia per l’affidamento della figlia minore, la Corte ha disatteso le censure sollevate dal genitore primo affidatario, secondo cui i negativi comportamenti della madre, sul piano storico, avrebbero dovuto riverberarsi anche nelle statuizioni da adottarsi nel giudizio di revisione. A detta della Corte, infatti, una tale impostazione avrebbe svuotato di contenuto gli artt. 155-ter c.c. e 710 c.p.c. che si fondano sulla necessità di adeguare nel tempo, sulla base di una più attuale e concreta valutazione dell’interesse della prole, le decisioni già adottate).

In materia di revisione dell’assegno di mantenimento per i figli, il diritto di un coniuge a percepirlo ed il corrispondente obbligo dell’altro a versarlo, nella misura e nei modi stabiliti dalla sentenza di separazione o dal verbale di omologazione, conservano la loro efficacia sino a quando non intervenga la modifica di tali provvedimenti, rimanendo del tutto ininfluente il momento in cui di fatto sono maturati i presupposti per la modificazione o la soppressione dell’assegno, con la conseguenza che, in mancanza di specifiche disposizioni, la decisione giurisdizionale di revisione non può avere decorrenza dal momento dell’accadimento innovativo, anteriore nel tempo rispetto alla data della domanda di modificazione.

All’interno di un procedimento ex art. 337-quinquies c.c., una volta accertati gli atteggiamenti ostativi alla frequentazione dei figli da parte dell’ex coniuge, oltre all’ammonimento previsto dall’art. 709-ter c.p.c., è possibile disporre, sempre ex officio, le misure ex art. 614-bis in qualità di deterrente a tale condotta pregiudizievole.

La giurisprudenza sui presupposti per la revisione di cui all’art. 337-quinquies c.c.

In tema di separazione personale tra coniugi, le circostanze nuove costituiscono condizione necessaria per procedere alla modifica delle statuizioni economiche in favore del coniuge o dei figli esclusivamente per il giudizio di revisione ex art. 9, l. 1.12.1970, n. 898, non anche per il giudizio di appello, promosso dal coniuge che richieda un incremento del contributo al mantenimento dei figli minori posto a carico dell’altro coniuge, essendo tale estensione del sindacato del giudice sottesa alla natura degli interessi in gioco e all’immanenza del principio rebus sic stantibus che permea i procedimenti in materia di famiglia.

La giurisprudenza afferma inoltre che il Giudice, successivamente investito della modifica delle condizioni di divorzio pronunciato all’estero, può valutare, ai sensi degli artt. 337-quinquies c.c., e 5 e 6, l. n. 898/1970, il sopravvenuto mutamento delle circostanze, ai fini della richiesta revisione.