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Ricorso in caso di disaccordo dei genitori

Indice

Autorità competente e rapporti con la separazione

In tema di soluzione dei contrasti tra i genitori per questioni di particolare importanza, l’articolo 316 c.c., il quale prevede che ciascuno di essi può ricorrere al Giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei, trova applicazione per le ipotesi di famiglia unita (presupponendo quindi la convivenza). Sotto tale aspetto il rimedio in esame si distingue dai provvedimenti di cui all’articolo 155 c.c., che si collocano invece durante lo stato di separazione tra i coniugi e rientrano nella disciplina di questa. Il rimedio è azionabile qualora si intenda provocare l’intervento del giudice su specifiche questioni, non invece quando si contesti tutta la impostazione e la regolamentazione dell’esercizio della potestà del genitore sul figlio minore, nel qual caso, ricorrendone i relativi presupposti, sarà proponibile ricorso ai sensi dell’art. 330 c.c. ovvero ai sensi art. 333 c.c.

Genitori separati di fatto non potrebbero invece avvalersi del rimedio previsto dalla disposizione in esame, dove, ad esempio, in caso di determinazione del luogo di residenza del minore, si applica l’art. 333 c.c.

Nel procedimento dinanzi al Tribunale ordinario possono essere individuate due distinte fasi. Nella prima l’Autorità giudiziaria, dopo aver sentito i genitori ed il minore che abbia compiuto i dodici anni ovvero di età inferiore, se capace di discernimento, suggerisce una possibile soluzione al contrasto. In caso di insuccesso, il Tribunale in composizione collegiale risolve il contrasto autorizzando uno dei due genitori, quello che meglio rappresenta gli interessi del minore, a decidere e, quindi, a compiere i consequenziali atti necessari, attribuendo così l’esercizio della responsabilità genitoriale per il singolo atto ad un solo genitore.

Il minore diversamente da quanto previsto dall’art. 321 c.c. in ordine al mancato compimento di un atto di straordinaria amministrazione, non è legittimato a rivolgersi al Giudice, per tutelare un proprio interesse in caso di contrasto con i genitori, ma ha il diritto di essere ascoltato se ultradodicenne o, se di età inferiore, capace di discernimento.

Il Giudice suggerisce la soluzione e, solo nel caso in cui il conflitto permanga, subentra la decisione del Collegio.

In caso di contrasto fra i genitori è impossibile rivolgersi al Tribunale per ottenere l’adozione di un provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c.

L’audizione del minore

Il codice fa riferimento all’audizione del figlio che abbia compiuto i quattordici anni, ponendo tale adempimento come obbligatorio. Si ritiene peraltro che nulla osti all’audizione del minore infraquattordicenne (se capace di discernimento) – andando anzi la stessa di regola disposta nel caso di minore che abbia compiuto i dodici anni – analogamente a quanto previsto dall’art. 155-sexies c.c. nella versione risultante a seguito delle modifiche apportate con la l. n. 54/2006. Si ricordi che la Convenzione di New York del 1989, ratificata con la l. 27.5.1991, n. 176, all’art. 12 prevede la possibilità per il minore di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne. La convenzione di Strasburgo del 1996, ratificata nel nostro paese con la l. n. 77/2003 (non direttamente applicabile alla norma in commento, ma comunque espressiva sul punto di un principio oramai pacifico nel nostro ordinamento) prevede la necessità, per l’autorità giudiziaria, prima di adottare qualunque decisione nelle procedure che interessano un fanciullo, di consultarlo personalmente qualora abbia una capacità di discernimento sufficiente. Per quanto riguarda la procedura da seguire vedi sub art. 336 c.c.

Per il minore infradodicenne non opera la presunzione di discernimento, la quale dovrà essere verificata alla luce delle peculiarità di ogni singola fattispecie. La capacità di discernimento del minore diviene il discrimine fra l’obbligo di ascolto del figlio ultradodicenne, col conseguente onere di motivare adeguatamente il diniego a procedere a tale incombente, e facoltà di ascolto del soggetto che non abbia ancora raggiunto tale età.