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Ricorsi per la nomina di curatore o autorizzazione di atti di straordinaria amministrazione

Indice

Gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione

La disciplina del potere di amministrazione dei beni del minore si distingue in ragione del fatto che i genitori siano chiamati a compiere atti di ordinaria o di straordinaria amministrazione. Rientrano tra gli atti di ordinaria amministrazione quelli che hanno quale scopo la conservazione del patrimonio del minore, mentre sono atti di straordinaria amministrazione quelli che alterano la composizione qualitativa o quantitativa del patrimonio del minore riducendone la consistenza economica. Dunque, al di là dell’elenco che propone il codice civile, che deve intendersi meramente esemplificativo, la distinzione si fonda su di un criterio meramente economico.

Di regola gli atti di ordinaria amministrazione possono essere compiuti anche disgiuntamente da ciascun genitore, ad eccezione dei casi in cui si pongano in essere contratti di concessione o acquisto di diritti personali di godimento. Gli atti di straordinaria amministrazione, tra i quali l’art. 320, c. 3, c.c. ricorda in particolare l’alienazione, la costituzione di ipoteca o la dazione in pegno, l’accettazione o la rinunzia ad eredità o legati, l’accettazione di donazioni, lo scioglimento di comunioni, il mutuo, la locazione ultranovennale o la transazione o la compromissione in arbitri di giudizi relativi ai predetti atti, invece, possono essere compiuti solo per necessità o utilità evidente del figlio e, in ogni caso, previa autorizzazione del giudice tutelare.

Può un minorenne riscuotere capitali?

A mente dell’art. 320, c. 4, c.c., inoltre, nemmeno la riscossione di capitali sfugge alla regola della necessità della previa autorizzazione del giudice tutelare, il quale, nel caso di specie, deve anche determinare le modalità di impiego delle risorse acquisite al patrimonio del minore.

Nei casi esaminati, l’autorizzazione del giudice tutelare, lungi dal costituire un “elemento di contorno” assume la veste di elemento costitutivo di una fattispecie a formazione progressiva che conduce al compimento dell’atto di straordinaria amministrazione. Essa deve dunque esistere già al momento della conclusione dell’atto affinché la fattispecie si perfezioni e non può essere surrogata da un’eventuale autorizzazione successiva.

L’art. 322 c.c. precisa che, qualora vengano compiuti atti di straordinaria amministrazione senza la previa autorizzazione del giudice tutelare o in mancanza del presupposto della necessità o utilità evidente del figlio o si proceda alla stipula di contratti di concessione o acquisto di diritti personali di godimento o alla riscossione di capitali senza previa autorizzazione, gli atti negoziali stipulati sono annullabili. La legittimazione all’annullamento è tuttavia riservata ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale, al figlio o agli eredi o aventi causa da quest’ultimo.

Il conflitto di interessi e la nomina del curatore speciale

L’ultimo comma dell’art. 320 c.c. prevede poi che, qualora sorga un conflitto di interessi, anche solo potenziale, tra figli soggetti alla stessa responsabilità genitoriale o tra essi e i genitori o quello di essi che esercita in via esclusiva la responsabilità genitoriale, il giudice tutelare nomina ai figli un curatore speciale. Laddove, invece, il conflitto sorga tra i figli e uno dei genitori esercenti la responsabilità genitoriale, non si rende necessaria la nomina di un curatore speciale, ma la rappresentanza spetta al genitore non in conflitto.

La disposizione precisa, altresì, che deve trattarsi di un conflitto inerente interessi di carattere patrimoniale e non è sufficiente che i genitori siano portatori di un interesse proprio e autonomo rispetto a quello del minore, ma è indispensabile che tale interesse sia oggettivamente incompatibile con quello del figlio, di guisa che il perseguimento dell’uno comporti come conseguenza inevitabile il sacrificio dell’altro.

In virtù dell’art. 321 c.c. è possibile farsi luogo alla nomina di un curatore speciale anche nelle ipotesi in cui debba essere compiuto un atto di straordinaria amministrazione nell’interesse del minore e i genitori (o il genitore che eserciti in via esclusiva la responsabilità genitoriale) siano impossibilitati o non vogliano compiere tale atto. Legittimati a richiedere la nomina del curatore sono il figlio stesso, il pubblico ministero o uno dei parenti che vi abbiano interesse. In caso di richiesta avanzata da uno di tali soggetti il giudice, sentiti i genitori, può nominare un curatore speciale, autorizzandolo a compiere specificamente l’atto in questione (cfr. art. 45 disp. att. c.c.).

Quale autorità è competente?

La competenza ad accordare le autorizzazioni necessarie per il compimento dei vari atti indicati spetta al giudice tutelare (tranne nel caso di continuazione all’esercizio di un impresa commerciale). Tra gli atti per i quali si richiede l’autorizzazione figurano anche le alienazioni, la costituzione di ipoteche e la dazione in pegno dei beni pervenuti al figlio a qualsiasi titolo anche a causa di morte.

In riferimento a tali atti va tenuto conto che l’art. 747 c.p.c. dispone che l’autorizzazione a vendere beni ereditari si richiede con ricorso diretto al Tribunale. L’orientamento giurisprudenziale è unanime nel senso che l’autorizzazione deve essere resa dal giudice tutelare in tutti quei casi in cui i beni si possono considerare acquisiti definitivamente al patrimonio del minore (circostanza questa che non si verifica fino a quando sia ancora pendente la procedura per l’accettazione dell’eredità con il beneficio di inventario).

L’istanza di autorizzazione ex art. 320 c.c. deve essere presentata prima del compimento dell’atto, da entrambi i genitori ovvero da quello esercente la responsabilità genitoriale in via esclusiva al Giudice Tutelare del luogo ove il minore dimora abitualmente.

La decisione del Giudice tutelare in merito all’istanza ha la forma del decreto ed è efficace, salvo che venga apposta la clausola di immediata efficacia, decorsi dieci giorni dalla comunicazione alla parte interessata.