Cerca
Close this search box.

Procedura di adozione e diritti dei genitori biologici

Indice

Il ruolo dell’adozione nel sistema normativo italiano

Il principio ispiratore della disciplina dell’adozione, secondo cui il minore ha diritto ad essere educato nella propria famiglia di origine, incontra i suoi limiti dove questa non sia in grado di prestare, in via non transitoria, le cure necessarie, né di assicurare l’obbligo di mantenere, educare ed istruire la prole, con conseguente configurabilità dello stato di abbandono, il quale non viene meno per il solo fatto che al minore siano prestate le cure materiali essenziali da parte dei genitori o di taluno dei parenti entro il quarto grado, risultando necessario, in tal caso, accertare che l’ambiente domestico sia in grado di garantire un equilibrato ed armonioso sviluppo della personalità del minore, senza che, in particolare, la valutazione di idoneità dei medesimi parenti alla di lui assistenza possa prescindere dalla considerazione della pregressa condotta degli uni in relazione all’altro, come evidenziato dall’art. 12, l. 4.5.1983, n. 184, che espressamente richiede il mantenimento di rapporti significativi con il minore.

In tema di adozione, l’art. 1, l. 4.5.1983, n. 184 (nel testo sostituito dalla l. 28.3.2001, n. 149) attribuisce carattere prioritario all’esigenza del minore di crescere nella famiglia di origine, esigenza della quale è consentito il sacrificio solo in presenza di una situazione di carenza di cure materiali e morali – da parte dei genitori e degli stretti congiunti – ed a prescindere dalla imputabilità a costoro di detta situazione, tale da pregiudicare in modo grave e non transeunte lo sviluppo e l’equilibrio psicofisico del minore stesso. Detta valorizzazione del legame naturale rende necessario un particolare rigore nella valutazione della situazione di abbandono del minore quale presupposto per la dichiarazione dello stato di adottabilità dello stesso, finalizzata esclusivamente all’obiettivo della tutela dei suoi interessi; in particolare, siffatta valutazione non può discendere da un mero apprezzamento circa la inidoneità dei genitori (o congiunti) del minore cui non si accompagni l’ulteriore, positivo accertamento che tale inidoneità abbia provocato, o possa provocare, danni gravi ed irreversibili alla equilibrata crescita dell’interessato, dovendo, invece, la valutazione di cui si tratta necessariamente basarsi su di una reale, obiettiva situazione esistente in atto, nella quale soltanto vanno individuate, e rigorosamente accertate e provate, le gravi ragioni che, impedendo al nucleo familiare di origine di garantire una normale crescita, ed adeguati riferimenti educativi, al minore, ne giustifichino la sottrazione allo stesso nucleo.

Il prioritario diritto dei minori a crescere nell’ambito della loro famiglia di origine non esclude la pronuncia della dichiarazione di adottabilità quando, nonostante l’impegno profuso dal genitore per superare le proprie difficoltà personali e genitoriali, permanga tuttavia la sua incapacità di elaborare un progetto di vita credibile per i figli, e non risulti possibile prevedere con certezza l’adeguato recupero delle capacità genitoriali in tempi compatibili con l’esigenza dei minori di poter conseguire una equilibrata crescita psico-fisica.

Il rapporto con i genitori biologici

In tema di accertamento dello stato di abbandono, il diritto del fanciullo a mantenere rapporti con i genitori di sangue, di cui agli artt. 1, l. n. 184/1983 e 9, l. n. 176/1991, tutela un suo interesse superiore presunto, perché va rispettata e preservata, in base al diritto interno ed a quello internazionale, l’indennità del minore e la sua esigenza nella misura del possibile a vivere con i genitori biologici e ad essere allevato da loro.

Il giudice di merito, nell’accertare lo stato di adottabilità di un minore, deve:

  1. verificare l’effettiva ed attuale possibilità di recupero dei genitori (nella specie, della madre), sia con riferimento alle condizioni economico-abitative, senza però che l’attività lavorativa svolta e il reddito percepito assumano valenza discriminatoria, sia con riferimento alle condizioni psichiche, queste ultime da valutare, se del caso, con una indagine peritale;
  2. estendere tale verifica anche al nucleo familiare, di cui occorre accertare la concreta possibilità di supportare i genitori e di sviluppare rapporti con il minore, anche se, allo stato, mancanti (nella specie, in quanto i minori sono da anni collocati in casa famiglia);
  3. avvalersi di un mediatore culturale, non al fine di colmare deficit linguistici, ma di elidere la distanza tra modelli culturali familiari, nella specie quello italiano e quello filippino, che, se non superata, osta ad un’adeguata valutazione della capacità genitoriale (nella specie, il giudice di merito, confermando una precedente pronuncia di adottabilità di due minori, già cassata dalla Suprema Corte, ne aveva però disatteso le vincolanti e specifiche prescrizioni sopra riportate, con conseguente cassazione anche della sentenza di rinvio)

Gli interventi a favore delle famiglie a rischio

In tema di adozione l’art. 1, l. n. 184/1983 (nel testo sostituito dalla l. n. 149/2001) sancisce il diritto del minore di crescere e di essere educato nell’ambito della propria famiglia naturale e mira e rendere effettivo questo diritto attraverso la predisposizione di interventi solidaristici di sostegno in caso di difficoltà della famiglia di origine, onde rimuovere le cause, di ordine economico o sociale, che possano precludere, in essa, una crescita serena del bambino. In questo contesto di valorizzazione e di recupero – finché possibile – del legame di sangue e anche dei vincoli, come quelli con i nonni, che affondano le loro radici nella tradizione familiare, la quale trova il suo riconoscimento della Costituzione, si rende necessario un particolare rigore, da parte del giudice del merito nella valutazione di abbandono del minore, quale presupposto per la dichiarazione dello stato di adottabilità, a essa potendosi ricorrere solo in presenza di una situazione di carenza di cure materiali e morali da parte dei genitori e degli stretti congiunti (e a prescindere dall’imputabilità a costoro di detta situazione) tale da pregiudicare in modo grave e non transeunte lo sviluppo e l’equilibrio psicofisico del minore stesso. Detta situazione deve essere accertata in concreto sulla base di riscontri obiettivi, non potendo la verifica dello stato di abbandono del minore essere rimessa a una valutazione astratta compiuta ex ante, alla stregua di un giudizio prognostico fondato su indizi di valenza assoluta.

L’art. 1, l. 4.5.1983, n. 184 (nel testo novellato dalla l. 28.3.2001, n. 149) attribuisce al diritto del minore di crescere nell’ambito della propria famiglia un carattere prioritario, di talché nelle situazioni di difficoltà e di emarginazione della famiglia di origine, il recupero di questa, considerata come ambiente naturale, costituisce il mezzo preferenziale per garantire la crescita del bambino, ed impone ai Servizi sociali di non limitarsi a registrare passivamente le insufficienze della situazione in atto, ma di costruire, con gli opportuni strumenti di aiuto e di sostegno, nella famiglia del sangue, relazioni umane significative ed idonee al benessere del bambino. La richiamata valorizzazione del legame naturale – e, insieme, la logica di gradualità e di sussidiarietà degli interventi che ispira la legge novellata, in una prospettiva che assegna all’istituto dell’adozione il carattere di estremo rimedio – rende necessario un particolare rigore nella valutazione della situazione di abbandono, quale presupposto per la dichiarazione dello stato di adottabilità, che non può discendere da un mero apprezzamento circa la inidoneità dei genitori del minore cui non si accompagni l’ulteriore, positivo accertamento che tale inidoneità abbia provocato, o possa provocare, danni gravi ed irreversibili alla equilibrata crescita dell’interessato.