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Nullità del matrimonio per simulazione

Indice

Il matrimonio simulato

L’art. 123 del Codice Civile accorda a ciascuno dei coniugi la possibilità di impugnare il matrimonio nell’ipotesi in cui sia stato convenuto di non adempiere agli obblighi e di non esercitare i diritti che da esso derivano, dando quindi vita ad matrimonio soltanto apparente.

La ratio di questa disposizione è quella di valorizzare il consenso matrimoniale e porre rimedio alle situazioni in cui il matrimonio viene celebrato non già per dare vita ad una comunione di vita materiale e spirituale, ma per ragioni di convenienza familiare o sociale o per conseguire qualche beneficio connesso allo status di coniuge.

Occorre tenere ben presenti le profonde differenze che l’istituto in esame presenta rispetto alla simulazione contrattuale; il matrimonio simulato, infatti, non è un atto non voluto, come il contratto simulato, ma una figura attraverso cui i soggetti tendono effettivamente al conseguimento dello status coniugale, sebbene senza volere adempiere agli obblighi ed esercitare i diritti connessi all’acquisizione di tale situazione giuridica. Inoltre, mentre il contratto simulato è privo di effetti, il matrimonio, sebbene invalido, è efficace e suscettibile di sanatoria in tempi, oltretutto, brevi.

L’accordo simulatorio

La disposizione in esame richiede espressamente che i due coniugi convengano, bilateralmente, di non dare esecuzione agli effetti derivanti dal matrimonio. Si parla di accordo simulatorio per evidenziare come, con tale patto, i nubendi concordano nel dare vita solo ad un’apparenza di matrimonio.

L’accordo simulatorio esclude, dunque, la rilevanza della riserva mentale. A differenza dell’ordinamento canonico, dove l’atteggiamento psicologico di uno solo dei coniugi, rimasto nella sfera del suo interno volere, è causa di annullamento del matrimonio, nel nostro ordinamento è necessario che non solo la volontà di non aderire ai diritti e doveri matrimoniali sia esteriorizzata all’altro nubendo, ma anche che si traduca in un esplicito accordo tra i due soggetti.

Parimenti irrilevanti sono i motivi, leciti o illeciti, sottostanti all’accordo simulatorio, che hanno spinto nubendi alla celebrazione del matrimonio simulato.

L’accordo simulatorio deve essere anteriore alla celebrazione delle nozze e deve avere ad oggetto tutti gli effetti del matrimonio, e non soltanto alcuni obblighi od alcuni diritti che da esso derivano. Ne consegue che la simulazione parziale è da ritenersi irrilevante.

La prova dell’accordo simulatorio può essere fornita con ogni mezzo, senza che occorra la controdichiarazione o, comunque, una prova scritta. È, quindi ammessa la prova testimoniale e per presunzioni, ma non la confessione e il giuramento, posto che si verte in materia di diritti indisponibili.

La decadenza dall’azione

La norma prevede due distinte ipotesi di decadenza dall’azione di annullamento: quella in cui sia trascorso il termine di un anno dalla celebrazione del matrimonio, indipendentemente dalla instaurazione o meno di una convivenza (è rilevabile anche d’ufficio dal giudice e rende l’azione di annullamento ex art. 123 c.c. improponibile anche qualora dovesse risultare pienamente provata la volontà di entrambi i coniugi di non adempiere a nessuno dei doveri derivanti dal matrimonio) e quella che vede i coniugi convivere come tali dopo la celebrazione delle nozze (si prescinde dalla durata temporale della convivenza ma non è sufficiente la mera coabitazione, in quanto occorre che fra gli sposi si sia costituita una comunione di vita materiale e spirituale).

Legittimazione attiva

La legittimazione all’azione spetta esclusivamente alle parti, anche se non mancano orientamenti dottrinali tesi a riconoscere la legittimazione attiva pure in capo al p.m.

Prova della simulazione

La prova della simulazione matrimoniale può essere data con ogni mezzo, anche con prova per testi, senza i limiti dettati dalla materia contrattuale.

Non sono ammissibili né la confessione né il giuramento. Potrà però essere considerata, unitamente alle altre risultanze probatorie, la concorde dichiarazione eventualmente rilasciata dai coniugi.