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Nullità del matrimonio per incapacità di intendere e di volere

Indice

Il matrimonio dell’incapace naturale

L’art. 120 del Codice Civile prevede che il matrimonio possa essere impugnato dal coniuge che, sebbene non interdetto, provi di essere stato incapace di intendere e di volere, per cause anche transitorie, al momento della celebrazione del matrimonio (incapacità naturale).

Ai fini dell’esclusione della capacità, rileva qualsiasi causa, anche diversa dall’infermità mentale ed anche solo transitoria, idonea a limitare la capacità intellettiva e di comprensione del significato della scelta matrimoniale (ad. es. ubriachezza, uso di sostanze stupefacenti).

Il matrimonio contratto dal soggetto naturalmente incapace è considerato annullabile, e l’azione decade quando vi sia stata coabitazione per almeno un anno dopo che il soggetto abbia recuperato la pienezza delle facoltà mentali.

La prova dell’incapacità deve essere riferita al momento della celebrazione delle nozze, ma si ritiene che possano assumere valore indiziante precedenti o successive manifestazioni patologiche dello stato psichico del soggetto.

Decadenza dall’azione per coabitazione

L’azione di annullamento è preclusa qualora vi sia stata coabitazione per almeno un anno dopo che il coniuge incapace abbia riacquistato la piena capacità di intendere e di volere.

La decadenza è rilevabile d’ufficio e deducibile dal pubblico ministero, purché venga dimostrato il recupero delle facoltà mentali.

In difetto di coabitazione, l’azione si prescrive in dieci anni.

Legittimazione attiva

La legittimazione attiva sussiste unicamente in capo al coniuge incapace, posto che la norma è diretta a tutelare soltanto l’interesse del medesimo; pertanto il permanere della capacità legale del nubendo non consente che eventuali terzi possano a lui sostituirsi nella decisione in ordine all’esperimento dell’azione diretta alla rimozione del vincolo matrimoniale. Deve ritenersi esclusa la legittimazione attiva dei discendenti del coniuge o dell’altro coniuge, il quale potrebbe al più ritenersi legittimato a resistere all’azione di invalidità proposta dal coniuge incapace oppure, ove l’incapacità persista ed egli non ne fosse a conoscenza al momento della celebrazione del matrimonio, proporre l’azione di annullamento per errore, ex art. 122 del Codice Civile.