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Matrimonio putativo e rapporti tra i coniugi

Indice

Generalità

Con l’espressione matrimonio putativo ci si riferisce ad un matrimonio dichiarato nullo (od annullato) ma creduto valido da uno o entrambi i coniugi al momento della celebrazione. A tutela della buona fede di uno o di entrambi i coniugi, nonché dei figli, la norma in commento prevede che esso produca alcuni effetti del matrimonio valido.

In virtù dell’efficacia dichiarativa dell’accertamento della nullità e dell’efficacia retroattiva della sentenza di annullamento, i coniugi dovrebbero infatti considerarsi come mai sposati, ed i figli come nati fuori del matrimonio (con le conseguenze che, prima della equiparazione, ne derivavano). In forza dell’art. 128 del Codice Civile, invece, la sentenza di nullità o di annullamento del matrimonio opera ex nunc relativamente al coniuge in buona fede ed ai figli, e ciò dalla data del suo passaggio in giudicato.

Presupposti oggettivi

Affinché possa realizzarsi la fattispecie del matrimonio putativo occorre, sul piano oggettivo, che sussista un matrimonio nullo o annullabile e che l’invalidità del matrimonio risulti una sentenza passata in giudicato.

Esclusa è l’applicazione della disciplina del matrimonio putativo quando il matrimonio sia del tutto privo di effetti nell’ordinamento italiano, come nel caso del matrimonio celebrato con rito religioso ma non trascritto nei registri dello Stato Civile.

Presupposti soggettivi: la buona fede

Il presupposto soggettivo per l’applicazione della disciplina del matrimonio putativo è costituto dalla buona fede, di uno o di entrambi i coniugi, al momento della celebrazione.

La buona fede, da intendersi in senso soggettivo, consiste nella ignoranza dell’esistenza di una causa di invalidità del matrimonio; è quindi da considerarsi in buona fede il coniuge che celebra il matrimonio credendo di contrarre un negozio valido.

L’ignoranza di cui sopra può dipendere tanto da errore di fatto che di diritto, e la sua rilevanza prescinde dalla scusabilità dell’errore stesso.

La buona fede si presume e, in applicazione del principio mala fides superveniens non nocet, deve essere esistente al momento della celebrazione delle nozze e non rileva la successiva conoscenza della causa di invalidità del matrimonio.

In caso di annullamento del matrimonio per simulazione, la buona fede è esclusa perché le parti conoscono, per averlo voluto, il fatto da cui deriva l’invalidità.

Effetti nei confronti dei coniugi

Laddove ricorrano i suddetti presupposti, il matrimonio nullo od annullato produce alcuni effetti del matrimonio valido nei confronti dei coniugi e dei figli.

Se ambedue i coniugi sono in buona fede, il matrimonio dichiarato nullo si considera valido e pienamente produttivo di effetti sino al passaggio in giudicato della sentenza che pronunzia la nullità. Se in buona fede era, invece, uno solo dei coniugi, gli effetti del matrimonio putativo si realizzano soltanto nei suoi confronti e nei confronti dei figli.

I diritti-doveri di natura personale, quali la coabitazione, la fedeltà e l’assistenza cessano con l’annullamento del matrimonio. Restano comunque salve, sino a tale momento, le conseguenze che nel frattempo si siano verificate in caso di violazione di tali obblighi: in particolare, la pronuncia di addebito della separazione conserva la sua efficacia in caso di morte del coniuge anteriore rispetto alla sentenza di nullità o di annullamento, con la conseguenza che il coniuge addebitato vanta solo il diritto all’assegno vitalizio previsto dall’art. 548 c.c.

Relativamente agli effetti di natura patrimoniale, l’annullamento del matrimonio produce l’effetto dello scioglimento della comunione legale e del fondo patrimoniale, indipendentemente dall’atteggiamento psicologico dei coniugi.

Circa il dovere di contribuzione, si ritiene che il coniuge che abbia contribuito in vario modo con prestazioni di natura economica al soddisfacimento dei bisogni della famiglia non possa chiederne la restituzione all’altro coniuge, sia pure se in mala fede.

Relativamente agli effetti successori rileva, invece, la buona fede del coniuge; l’art. 584 c.c. dispone infatti che, quando il matrimonio è dichiarato nullo dopo la morte del coniuge, quello superstite di buona fede conserva ogni diritto nella successione legittima del coniuge defunto, compresi i diritti di abitazione della casa familiare e dei mobili che la corredano. Tuttavia, a norma dell’art. 584, c. 2, c.c. il coniuge putativo è escluso dalla successione qualora il de cuius fosse validamente coniugato con altra persona al momento della morte.

Effetti nei confronti dei figli

Rispetto ai figli, il matrimonio dichiarato nullo ha gli effetti del matrimonio valido, e tale conseguenza si verifica anche se entrambi i coniugi fossero in mala fede al tempo della celebrazione, fatto solo salvo il caso in cui l’invalidità dipenda da incesto.

In tale ultimo caso, il figlio può comunque essere riconosciuto previa autorizzazione giudiziale ai sensi dell’art. 251 del Codice Civile.