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Mantenimento del figlio mai riconosciuto (art. 279 c.c.)

Indice

L’ambito di applicazione della norma

L’art. 279 c.c. concerne l’ipotesi di un accertamento in via incidentale della filiazione, senza che si producano effetti costitutivi verso il genitore biologico. In tal caso, in virtù della disposizione in commento, si producono gli effetti patrimoniali relativi alla corresponsione di un assegno per il mantenimento, l’istruzione e l’educazione o per gli alimenti, mentre, se il genitore è premorto, quelli di cui agli articoli 580 e 594 c.c.

Il problema principale posto dalla norma concerne la determinazione dei soggetti che possono avvalersene. In virtù del richiamo all’art. 251, che ha riguardo al figlio parentale, si è sostenuto che in questo modo il legislatore ha inteso riferirsi unicamente ai figli nati da parenti a cui è stata negata la costituzione dello status e, dunque, la titolarità di esso. Ne consegue che i suddetti figli sarebbero sempre soggetti ad autorizzazione del giudice non solo per quanto concerne l’accertamento diretto della filiazione, ma anche per promuovere l’azione di natura patrimoniale in discorso.

In realtà, già prima del d.lgs. 28.12.2013, n. 154 la tutela prevista dall’art. 279 si riteneva estensibile a tutti i figli riconoscibili ma in concreto non riconosciuti, nonché di quelli che erano titolari dello status di figlio anche matrimoniale altrui, sempre che il genitore affettivo non fosse in grado di provvedere.

In base a ciò, a maggior ragione nel nuovo sistema della filiazione non può seguirsi un’impostazione restrittiva, ma una lettura sistematica e costituzionalmente orientata della disposizione in oggetto, per cui il diritto all’azione per l’ottenimento dell’assegno spetta a tutti i figli che non abbiano per qualsivoglia ragione costituito lo status nei confronti del genitore biologico.

Una siffatta impostazione fa sì che il figlio, da un lato, mantenga lo stato affettivo consolidato verso il genitore giuridicamente tale e, al contempo, faccia valere la responsabilità dell’autore della procreazione, attuata mediante l’azione per il mantenimento o gli alimenti. In caso contrario, verrebbe meno il principio di responsabilità per il fatto procreativo, sancito dall’art. 30 Cost., il quale si concretizza nel caso di specie mediante l’accertamento indiretto della discendenza, per scelta del figlio stesso o perché ciò risponde al suo fondamentale interesse.

I figli titolari di limitati diritti patrimoniali nei confronti del genitore biologico posso identificarsi nelle seguenti categorie:

  1. figlio parentale per cui, in relazione al riconoscimento o alla dichiarazione giudiziale, è mancata la relativa autorizzazione del giudice (artt. 251 e 278);
  2. figlio ultra quattordicenne che non ha consentito al riconoscimento (art. 250, c. 2);
  3. figlio infra quattordicenne riguardo al quale manca l’assenso dell’altro genitore che lo ha riconosciuto per primo o l’autorizzazione del giudice (art. 250, c. 4);
  4. figlio di genitore infra sedicenne quando manchi l’autorizzazione del giudice al riconoscimento (art. 250, u.c.);
  5. figlio minore soggetto alle procedure di adozione ai sensi della l. 4.5.1983, n. 184.

L’obbligo di mantenere, istruire ed educare e l’obbligo alimentare

Per quanto concerne il contenuto del diritto previsto a favore del figlio biologico, la legge prevede anzitutto il diritto al mantenimento del minorenne, avente per l’appunto natura patrimoniale, in quanto è da escludersi che l’accertamento incidentale conferisca posizioni proprie della responsabilità genitoriale. La finalità dell’azione per il mantenimento, allora, è quella di escludere l’autore della procreazione da qualsiasi ingerenza nei rapporti personali ed affettivi, per limitare il rilievo del fatto procreativo ai soli profili patrimoniali.

Quanto, invece, all’obbligazione alimentare a favore del maggiorenne, essa segue le regole ordinarie, per cui è necessario lo stato di bisogno e la cessazione del mantenimento, previsto dall’art. 315-bis, cui è tenuto il genitore affettivo, titolare della responsabilità genitoriale.

Se il genitore non è in grado di provvedere, possono essere chiamato gli ascendenti a fornire i mezzi sufficienti, ai sensi dell’art. 316-bis.

Competenza e legittimazione attiva

La competenza a provvedere sull’istanza avanzata da un minore e diretta ad ottenere il mantenimento, l’istruzione e l’educazione spetta oggi al Tribunale ordinario, avendo l’art. 36, d.lgs. n. 154/2013 modificato il disposto dell’art. 34 disp. att. c.c. che originariamente sanciva la competenza del Tribunale per i minorenni; rimarrà invece in capo al Tribunale minorile l’autorizzazione ex art. 251 c.c. laddove l’attore sia minore di età.

L’azione può essere promossa dal figlio, ovvero, in caso di minore di età, da un curatore speciale; quest’ultimo verrà nominato dal giudice su richiesta del genitore esercente la potestà ovvero del pubblico ministero.