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Esclusione dall’amministrazione dei beni in comunione

Indice

La disciplina legislativa

Il legislatore ha previsto alcune ipotesi di esclusione di un coniuge dall’amministrazione: in particolare, nel caso in cui un coniuge è minore o non può amministrare o ha male amministrato, l’altro coniuge ha la possibilità di chiedere al giudice di escluderlo dall’amministrazione. Cessati i motivi che hanno comportato l’esclusione, il coniuge escluso può chiedere al giudice di essere reintegrato. In caso di interdizione, invece, l’esclusione avviene automaticamente, ex lege, e perdura fino al momento in cui lo stato di interdizione viene meno. A seguito dell’esclusione di un coniuge dall’amministrazione si determina, in capo all’altro, lo stabile accentramento dei poteri amministrativi. Si discute, tuttavia, se tale potere gestorio sia senza limiti, oppure se, per il compimento degli atti di straordinaria amministrazione, sia necessario un previo consenso da parte del rappresentante dell’altro coniuge, o un’autorizzazione giudiziale ai sensi dell’art. 182 del Codice Civile, al fine di tutelare il coniuge escluso ed evitare che l’altro coniuge possa abusare del potere a lui conferito.