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Diritti e doveri dei coniugi

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Diritti e doveri dei coniugi

L’art. 143 del Codice Civile individua una serie di doveri inderogabili che costituiscono il nucleo indispensabile per la realizzazione di una comunione di vita materiale e spirituale.

L’adempimento degli obblighi individuati dalla norma è rimesso alla volontà dei coniugi e non è suscettibile di un adempimento coattivo; tuttavia, ciò non esclude che siano previsti dei rimedi e delle sanzioni in caso di una loro violazione. In primo luogo, il mancato rispetto di tali doveri può dar luogo all’addebito della separazione al coniuge inadempiente; inoltre, vengono espressamente previste delle sanzioni nel caso di allontanamento ingiustificato dalla residenza familiare (art. 146 c.c.) e nel caso in cui la condotta di un coniuge sia causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale, ovvero alla libertà dell’altro coniuge (artt. 342 ss. c.c.). In tale ambito, possono trovare applicazione anche le fattispecie penali di cui agli artt. 570 e 570-bis c.p., concernenti la violazione degli obblighi di assistenza familiare.

In presenza dei dovuti presupposti, la giurisprudenza ammette anche il risarcimento del danno per c.d. illecito endofamiliare.

I doveri nascenti dal matrimonio sono:

a) il dovere di fedeltà, inteso non soltanto come astensione da relazioni sessuali extraconiugali, ma come impegno a non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale fra i coniugi, nonché la reciproca fiducia.

b) il dovere di assistenza morale e materiale, da intendersi quale sostegno spirituale ed economico che un coniuge deve all’altro ma che, una volta soddisfatte le esigenze familiari, non implica esclusività.

c) il dovere di collaborazione nell’interesse della famiglia, che impone ai coniugi di impegnarsi per soddisfare i bisogni comuni e realizzare i programmi del nucleo familiare, se necessario superando la ripartizione dei compiti che i coniugi abbiano concordato tra loro.

d) il dovere di coabitazione, che si attua attraverso l’abituale convivenza dei coniugi, ovvero una sostanziale continuità della vita in comune.

e) il dovere di contribuzione, per cui entrambi i coniugi sono tenuti a contribuire ai bisogni della famiglia, in relazione alle proprie sostanze ed alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo.

Cognome della moglie

Ai sensi dell’art. 143-bis del Codice Civile, la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito, sebbene tale norma non impedisca alla moglie di continuare ad utilizzare soltanto il proprio cognome originario, quando questo abbia assunto per lei una funzione individuatrice in campo professionale, artistico e commerciale. La moglie conserva il cognome del marito anche durante lo stato vedovile, fino al momento in cui passi a nuove nozze. Ciò avviene, di regola, anche in caso di separazione, ma il giudice può escludere l’utilizzo del cognome maritale quando rechi pregiudizio a uno dei coniugi. In caso di divorzio, invece, la moglie perde il cognome del marito, salvo che il giudice non l’autorizzi la donna a mantenere il cognome maritale quando sussiste un interesse meritevole di tutela.

Indirizzo della vita familiare

L’144 del Codice Civile stabilisce la regola dell’accordo dei coniugi per determinare l’indirizzo della vita familiare e fissare la residenza della famiglia. Il dovere di ricercare l’accordo per lo svolgimento della vita coniugale è espressione del principio di uguaglianza tra i coniugi ed ha lo scopo di far sì che gli sposi prendano insieme tutte le decisioni fondamentali relative alla famiglia.

Il potere di attuare l’indirizzo concordato è attribuito a entrambi i coniugi, i quali possono esercitarlo disgiuntamente. Tale potere attribuisce agli sposi un margine di discrezionalità nel compimento delle scelte singole e concrete necessarie per attuare l’indirizzo concordato e si ritiene che sussista in capo ai coniugi una responsabilità solidale per le obbligazioni assunte in attuazione dell’indirizzo familiare concordato.