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Assegnazione della casa familiare

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Assegnazione della casa familiare

Ai fini dell’assegnazione della casa familiare, il criterio soggettivo di preminente rilievo riguarda l’interesse dei figli. Alla luce di ciò, secondo parte della dottrina, la disciplina comporterebbe la localizzazione prevalente del figlio presso il genitore affidatario esclusivo, e assegnatario della casa familiare. Di regola, dunque, l’assegnatario dell’abitazione è il coniuge nella sua qualifica di genitore, anche quando si vogliono tutelare gli interessi di figli maggiori di età, ma non economicamente autosufficienti.

Il giudice non può adottare il provvedimento di assegnazione della casa familiare quando non vi siano figli minori o figli maggiorenni non autosufficienti, non assumendo rilevanza giuridica alcuna il titolo che giustifica la disponibilità della casa familiare, sia esso un diritto di godimento o un diritto reale. Si tende ad escludere, dunque, la possibilità di addivenire all’assegnazione della casa familiare al non affidatario di figli minori o non convivente con figli maggiorenni non economicamente autosufficienti. Secondo parte della giurisprudenza, precisamente, l’assegnazione della casa familiare al coniuge che non abbia sulla medesima alcun diritto di godimento, reale od obbligatorio, è consentita soltanto quando detto coniuge sia affidatario dei figli minori o con lui convivano figli maggiorenni aventi diritto al mantenimento. Ciò non toglie che il giudice può anche lasciare la casa al coniuge titolare non affidatario, qualora tale soluzione risponda agli interessi della prole.

In tema di assegnazione della casa familiare assume rilevanza la determinazione convenzionale dei coniugi, la quale, solo laddove non sia conforme agli interessi della prole, non può essere omologata dal giudice in sede di separazione consensuale.

L’assegnazione della casa familiare non ha carattere gratuito e rivestire un valore autonomo ai fini della determinazione degli oneri contributivi di ciascun genitore. L’assegnazione della casa rientra fra gli obblighi di cura e mantenimento anche nei confronti dei figli ed è, pertanto, un elemento del computo generale. In concreto, pur non equiparandone il fondamento giuridico, assegnazione e mantenimento potrebbero confondersi sul piano della valutazione economica, data la natura anche patrimoniale dell’assegnazione di cui si tratta. La giurisprudenza precisa, del resto, che l’onerosità dell’attribuzione non si traduce in un corrispondente diritto ad una controprestazione, bensì si può ricavare dalla diminuzione degli obblighi patrimoniali e non patrimoniali legati alla crisi del rapporto. In altri termini, nel caso di specie, il valore dell’assegnazione e quello dell’uso del bene dovranno essere messi in rapporto con le somme dovute a titolo di mantenimento e con le altre prestazioni collegate.

Secondo l’opinione maggiormente accreditata l’assegnazione della casa familiare comporterebbe l’attribuzione di un diritto personale di godimento. Alcuni interpreti tuttavia, non escludono un inquadramento reale della fattispecie, in ragione della concreta regolazione dei rapporti patrimoniali fra i coniugi.

Revisione e revoca dell’assegnazione

Il provvedimento di assegnazione della casa familiare può essere sottoposto a modifica. Segnatamente, la revisione prevista in via generale per le disposizioni sull’affidamento dei figli si configura, per l’assegnazione della casa familiare, come revisione delle disposizioni inerenti alle modalità del contributo al mantenimento.

La revisione del provvedimento di assegnazione trova giustificazione allorquando vi sia mutamento di destinazione della casa familiare dovuto ad atti di disposizione del diritto di abitazione.

Posto che l’assegnazione della casa familiare risponde prevalentemente a un’esigenza di tutela nei confronti dei figli, il relativo diritto si estingue qualora, per esigenze sopravvenute, la casa familiare non sia più idonea a svolgere la sua funzione di focolare domestico. Parimenti, il diritto alla casa familiare è soggetto ad estinzione al raggiungimento, da parte dei figli, di una sufficiente autonomia o alla modifica dell’identità originaria del nucleo familiare. L’estinzione è altresì prevista nelle ipotesi in cui l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare.

La revoca dell’assegnazione necessita di un idoneo provvedimento, la cui pronuncia è peraltro richiesta per rendere l’estinzione del diritto opponibile ai terzi mediante trascrizione. Quando invece nulla sia previsto nella sentenza di divorzio, il diritto all’assegnazione della casa familiare è soggetto ad estinzione automatica.