Cerca
Close this search box.

Annullabilità degli atti compiuti senza il consenso del coniuge

Indice

Annullabilità degli atti compiuti senza il necessario consenso

L’art. 184 del Codice Civile mira a individuare i rimedi in caso di compimento, da parte di un coniuge, di un atto di straordinaria amministrazione senza il necessario consenso dell’altro. La disciplina è differente in relazione all’oggetto dell’atto. Nel caso in cui l’atto riguardi beni immobili o beni mobili registrati l’atto è annullabile, sempre che il coniuge pretermesso non lo abbia convalidato.

L’azione di annullamento spetta esclusivamente al coniuge pretermesso ed ha carattere strettamente personale, con la conseguenza che non può essere proposta dagli eredi. L’azione può essere esperita entro un anno dalla data in cui si è avuta conoscenza dell’atto e, in ogni caso, entro un anno dalla data di trascrizione; inoltre, l’azione non può essere proposta oltre l’anno dallo scioglimento della comunione, se l’atto non sia stato trascritto e il coniuge non ne abbia avuto conoscenza prima dello scioglimento.

Ricostituzione della comunione e pagamento dell’equivalente

Con riferimento ai beni mobili, l’atto dispositivo compiuto senza il necessario consenso del coniuge è pienamente valido ed efficace, sicché il terzo può agire per il suo adempimento a prescindere dalla ricostituzione della comunione. Tuttavia, sorge in capo al coniuge pretermesso il diritto a ottenere la reintegrazione della comunione, ovvero un risarcimento in forma specifica oppure, quando ciò non sia possibile o risulti eccessivamente oneroso, anche per equivalente.

La norma non prevede un termine entro il quale il coniuge escluso possa chiedere la ricostituzione della comunione o il pagamento dell’equivalente. In dottrina si considera applicabile l’art. 192, c. 4, individuando, quale termine ultimo, il momento dello scioglimento della comunione.