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Amministrazione di sostegno

Indice

In cosa consiste l’amministrazione di sostegno?

La disciplina dell’amministrazione di sostegno è stata introdotta nel diritto italiano dalla n. 6/2004 con il fine di rispondere al bisogno di una tutela meno rigida degli istituti della interdizione e inabilitazione.

Il nuovo istituto è infatti più flessibile e si può adattare con semplicità alla specificità delle singole situazioni.

Il suddetto fine viene richiamato espressamente dalla legge stessa, che all’art. 1 prevede che “la presente legge ha la finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente”.

Si può quindi affermare che l’amministrazione di sostegno risulta essere uno strumento flessibile, in grado di garantire ai soggetti più deboli un supporto nel compimento degli atti quotidiani. Viene però tutelata, a differenza degli istituti più limitativi, l’autodeterminazione e la volontà del soggetto.

Chi può essere nominato amministratore di sostegno?

L’amministratore di sostegno viene nominato dal Giudice Tutelare ed e’ scelto preferibilmente (ma non è un obbligo) nello stesso ambito familiare dell’assistito, secondo determinati requisiti d’idoneità che vengono valutati caso per caso dallo stesso Giudice.
Possono essere nominati in qualità di amministratori di sostegno:

  • il coniuge oppure la persona stabilmente convivente;
  • il padre;
  • la madre;
  • il figlio;
  • il fratello o la sorella ed i parenti entro il quarto grado.

I sopra menzionati soggetti sono legittimati ad agire, e comunque devono essere informati della pendenza del ricorso dinanzi al Giudice.

Come anticipato, se nessuno dei soggetti menzionati dalla legge può assumere l’incarico, l’amministratore di sostegno viene nominato anche tra soggetti terzi, tenendo conto – in ogni caso – dell’esclusivo interesse del beneficiario.