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Adozione da parte del single

Indice

Orientamenti legislativi sull’adozione da parte della persona singola

Questione dibattuta concerne l’adozione del minore da parte di una persona singola. All’orientamento favorevole che in base, tra l’altro, a considerazioni sociologiche evidenzia l’evoluzione dei modelli familiari in atto nella società si contrappone l’impostazione che tende ad escluderne l’ammissibilità poiché si vuole garantire al minore una famiglia in cui siano ravvisabili sia la figura materna sia quella paterna. La giurisprudenza della Corte europea ha accentuato la rilevanza dei rapporti di vita già intrattenuti con il minore al fine del riconoscimento di effetti legittimanti di un’adozione da persona singola

Nel caso “E.B. c. Francia” la ricorrente, celibe e omosessuale, agiva contro il rifiuto delle autorità francesi di acconsentire a una domanda di adozione. Secondo la Corte Europea la questione dell’attitudine della compagna, con la quale ha stabilito una relazione stabile, a prendersi cura del minore non è senza rilievo, perché attiene alle condizioni nelle quali il minore si troverà a vivere.

Ammissibilità solo in casi eccezionali

Ad avviso della giurisprudenza dominante l’adozione da parte del single è ammessa nei casi particolari, con effetti limitati rispetto all’adozione ordinaria di minore, o nelle circostanze speciali previste dalla legge; negli altri casi opera il principio fondamentale per cui l’adozione è consentita soltanto a coniugi, uniti in matrimonio da almeno tre anni. Il medesimo principio opera in caso di adozione internazionale, ammissibile nelle medesime ipotesi in cui è permessa l’adozione nazionale ordinaria di minore e quella in casi particolari.

Di conseguenza le uniche forme di adozione “piena” in relazione a un minore abbandonato, da parte di un single sono quella che interviene a seguito di separazione personale tra i coniugi aspiranti adottanti nel corso dell’affidamento preadottivo e quella pronunciata in un Paese straniero che consente ai singolo l’adozione, a istanza di un cittadino italiano, il quale dimostri al momento della pronuncia di aver soggiornato continuativamente e risieduto da almeno due anni in tale Paese.

La norma pattizia di cui all’art. 6 della Convenzione europea in materia di adozione di minori, firmata a Strasburgo il 24.4.1967 e ratificata in Italia con l. 22.5.1974, n. 357 – in base al cui disposto normativo la legislazione può consentire l’adozione solo da parte di due persone unite in matrimonio, che vi procedono simultaneamente o successivamente, oppure da parte di un unico adottante – secondo l’orientamento dominante non introduce direttamente, con portata auto applicativa nei rapporti intersoggettivi, l’adozione del minore anche da parte della persona singola, ma attribuisce agli Stati aderenti la facoltà di ampliare l’ambito di ammissibilità dell’adozione.

Similmente l’art. 2 della Convenzione de L’Aja sulla protezione dei minori e la cooperazione nell’adozione internazionale del 29.5.1993, lascia alle singole legislazioni nazionali la determinazione di ulteriori requisiti per gli adottanti, e estende la sua applicabilità alle sole adozioni da parte di coniugi o di una persona sola.

Di tale adozione si ammette nel nostro ordinamento la produzione degli effetti previsti per l’adozione in casi particolari, o speciale, a seguito di riconoscimento di provvedimento straniero. In senso contrario si argomenta sottolineando che, qualora sussista un provvedimento straniero di adozione piena, da parte di persone singole, negare il riconoscimento degli effetti pieni nel nostro ordinamento priverebbe il minore dei rapporti di parentela, anche qualora non vi sia l’esigenza di salvaguardare i diritti della famiglia di origine. Le modifiche introdotte dalla Convenzione di Strasburgo del 14.5.2008, l’assenza di limiti costituzionalmente garantiti e il diritto del minore straniero a una famiglia adottiva consentirebbero una lettura evolutiva del diritto interno.